2013-08-07

Marcel's revenge. Looking at the land part II

For a landscape-scholar a collective online photographic exhibit focusing on landscape is a great opportunity to explore the way people look at the land and depict it.Indeed landscape photography is all about the land and is a subject easily shared, equally Landscape depictions are able to raise emotions among humans of any culture and gender.

I’m not claiming that an exhibit, whatever its amplitude, can give us a definitive view of how people look at the land(scape) and depict it. Being incomplete is a peculiarity of our times. Probing into a vastly uncharted land, if conducted with sound criteria may provide us a set of coordinates in time and space.

Landscape appreciation does not rely only on pure aesthetic stimuli. The perceived attractiveness of a landscape may be the result of something wired into our brains by the evolutionary process or by the appreciation of the efforts of some Deity lending us a fraction of its sublime divinity. Anyway our interest in the representation of a piece of land appears to remain steadily high across generations.

A photo, regardless of any intent is always a document of a visual relation established between the observer and the fact. Nothing in visual imagery escapes the documentary fate even the most abstracted and far from the “real”.

But let's examine the core extracted by Andy Adams of FlakPhoto.com from the huge visual Internet stratum: Looking at The Land: 21st Century American Views

At first, the exhibit may resemble a flickr.com collection made by a clique of fervid devotees to a photographic Art practice. Some might find the one picture per photographer a bit restrictive however, there’s plenty of links to the owners websites. I like this format as it gives me plenty of space to wander. After all FlakPhoto.com, in its long internet presence, got us used to the "one image at a time" format. Consistency, needed for an evaluation of these proposals, can be achieved either spatially, in one multiple post, or in time with singleton posts.

But, more important, I find this format lets us derive the clear distinction between the roles of the curator and the artist. Living in post-Duchamp’s times picking pictures from the internet has an aesthetic value per se.

"Whether Mr. Mutt with his own hands made the fountain or not has no importance. He chose it. He took an ordinary article of life, placed it so that its useful significance disappeared under a new title and point of view -- he created a new thought for the object." Marcel Duchamp, 1917

The idea here is that a curator, by definition,is an artist, extracting a succession of "ready made" out of the vast sea of depictions she/he is fishing from. I understand that this is a quite strong statement but analyzing what ensues would take us far away so I'm leaving it for some next post.

But to the content: there is little not to like about each picture. Taken one by one the pictures are all interesting and looking at them offers many aesthetic rewards. If scrutinized under W.T.J. Mitchell’s paradigmatic proposition: “what does this picture want from me ?” each one seems to reply: "hey look at me I'm a piece of art". Nevertheless to draw a line you at least need two points therefore a small amount of inconsistency is to be expected when following the link to the photographer’s site. In some cases you might end up feeling stranded since the connection among the picture in the exhibit's context seems not to fit anywhere in the photographer’s site. This leaves some difficulties in establishing a genuine photographer's involvement with the landscape as a subject.

Landscape photography may be the quintessential representational domain, the subject matters from the beginning of the imaging process. The exhibit, in regards to the subject, displays the two opposite poles that have always characterized landscape photography. On one side is the “choice of the subject” in order to obtain a figurative proposition, think about “previsualization” just as a reminder. On the other side the subject is given and the photographer’s role is that to render it following some subjective readouts, the "objective" being just one of the many. Both the poles are well present in the exhibit, this is, aesthetic pleasures apart, one of its greatest value. But more on this in a next post after some overdue other things. I have to confess that this exhibit took a lot of time and rethinking.

The first part is the review is here: "And yet it moves … Looking at the Land"

By the way I've started a blog on tumblr: On Landscape that I regularly update, mainly with pictures. This one will remain the one dedicated to my theoretical and critical thinking.


La vendetta di Marcel. Looking at the land parte II


Per uno studioso del paesaggio una esibizione fotografica collettiva, online, incentrata sul paesaggio costituisce una grande opportunità per esplorare i modi con cui la gente guarda alla terra e la rappresenta. La fotografia di paesaggio è tutta riferita alla Terra così da essere un soggetto di facile condivisione. Ugualmente le rappresentazioni del paesaggio sollevano emozioni tra gli umani di ogni cultura e genere sessuale.

Non sto affermando che una esposizione, qualunque sia l’ampiezza, possa darci una visione definitiva su come guardiamo e rappresentiamo il paesaggio. La parzialità è la cifra del nostro tempo. Però, trivellando in un vasto e sconosciuto terreno, se fatto con criteri consistenti, può fornirci delle coordinate nel tempo e nello spazio.

La percezione del paesaggio non è basata su stimoli puramente estetici. L’attrazione percepita di un paesaggio potrebbe essere qualcosa cablato nei nostri cervelli dal processo evoluzionistico o l’apprezzamento degli sforzi di un qualche Dio nel passarci una parte della propria sublime divinità. Ad ogni modo l’interesse per la rappresentazione di un qualche pezzo di Terra sembra stabile nelle generazioni.

Una fotografia, a dispetto delle intenzioni, costituisce sempre il documento della relazione intercorsa tra un osservatore ed un fatto. Nulla nella rappresentazione visiva sfugge al fato documentario anche la più astratta e lontana dal “reale”.

Ma esaminiamo la “carota” estratta da Andy Adams di FlakPhoto.com dai grandi strati visivi dell’Internet: FlakPhoto.com from the huge visual Internet stratum: Looking at The Land: 21st Century American Views

Sulle prime l’esposizione potrebbe sembrare una collezione su flickr.com composta da una accolita di fervidi devoti ad una pratica d’Arte fotografica. Alcuni potrebbero trovare che una sola foto per fotografo un po’ restrittiva, ci sono comunque abbondanti link ai rispettivi siti.

Mi piace questo formato, mi dà ampio spazio per scorazzare. Dopotutto FlakPhoto.com, con la sua lunga presenza sull’Internet, ci ha abituato sul formato: “una foto alla volta”. La coerenza, necessaria per la valutazione di queste proposte, può essere conseguita sia spazialmente con un solo post multiplo, o nel tempo con post singoli.

Ma, cosa ben più importante, ritengo che questo formato ci permetta di derivare una netta distinzione tra il ruolo del curatore e quello dell’artista. Vivere in tempi “post Duchamp” pigliando foto dall’internet ha di per sè un valore estetico.

“Che il signor Mutt abbia fatto o meno con le proprie mani l´Orinale non ha importanza. Lo ha scelto. Ha preso un oggetto della vita ordinaria e lo ha posto in modo che il suo significato utilitario sparisse sotto un nuovo titolo e punto di vista -- ha creato una pensabilità per l’oggetto. “ Marcel Duchamp, 1917.

L’idea è che il curatore sia per definizione un artista che estrae una successione di “ready made”
dal vasto mare di raffigurazioni da cui pesca. Mi rendo conto che questa sia una affermazione non senza conseguenze tuttavia, ci porterebbe fuori dai binari di un bel po'e qundi rimando ad una analisi in un qualche post futuro.

Ma tornando al contenuto: c’è veramente poco che non possa piacere per ogni foto. Prese una ad una, le foto,  sono tutte interessanti e guardarle offre molte gratificazioni estetiche. Se viste con la proposizione paradigmatica di W. T. J. Mitchell: “Che cosa vuole questa raffigurazione da me ?” ognuna sembra rispondere: “Hey sono un pezzo d’Arte”. Nondimeno per tracciare una linea sono richiesti almeno due punti e quindi c’è  da aspettarsi una piccola dose di incoerenza seguendo i link al sito di ciascun fotografo. In alcuni casi ciò può rendere un po’ spaesati in quando la foto dal contesto espositivo sembra non inserirsi in alcun modo nel sito del fotografo. Questo crea qualche difficoltà nello stabilire una genuina connessione del fotografo con il paesaggio come soggetto.

La fotografia di paesaggio potrebbe essere il dominio quintessenziale della figurazione, il soggetto conta fin dall’inizio del processo immaginifico. L’esibizione, rispetto al soggetto, presenta entrambi i poli opposti che hanno sempre caratterizzato la fotografia di paesaggio. Da un lato la “scelta del soggetto” allo scopo di ottenere una specifica rappresentazione, si pensi, come promemoria, al discorso sulla “previsualizzazione”. Dall’altro lato il soggetto è “dato” e il ruolo del fotografo è di renderlo seguendo una qualche sua lettura soggettiva. Entrambi i poli sono ben presenti nella esposizione e questo, piacere estetico a parte, è il suo maggior valore. Ma tornerò su questo argomento in un prossimo post, dopo alcune altre cose dovute. Devo confessare che questa esibizione mi ha obbligato a una certa qual revisione.

La prima parte è qui: "Eppur si muove ... Looking at the Land"

Di passaggio ho attivato anche un nuovo blog su tumblr: On Landscape che aggiorno perlopiù con foto. Questo resta il blog dedicato a pensieri più teoretici e critici.






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